LA STORIA DEL BASEBALL

E’ ormai assodato che il gioco del baseball ha un’origine incerta.
Addirittura dall’epoca degli Antichi Egizi esistono testimonianze di giochi effettuati con l’uso di mazze e palle. Nel British Museum sarebbe conservata una palla di pelle usata, come scrive M.A. Marcucci “con tutta probabilità 2000 anni a.C. da giovani egiziane che, come alcuni graffiti testimoniano, giocano proprio con mazza e palla”.

Un vecchio gioco popolare inglese si chiamava ‘base’, ma in realtà aveva poco a che fare col moderno baseball, visto che non prevedeva l’uso di mazze e palline.
Comunque è proprio l’Inghilterra il paese dove il gioco si sviluppa.
Nel 1300 nell’isola è piuttosto popolare lo ‘StoolBall’, un gioco che prevede che un battitore difenda un bersaglio da un lanciatore che cerca di colpirlo con una palla. Alla luce di questo, si presume che lo ‘StoolBall’ sia il pro genitore del ‘Cricket’, sport molto popolare in Inghilterra fin dalla metà del sedicesimo secolo, più che del baseball.
Un altro gioco popolare che può ricordare il baseball, e che i bambini inglesi praticano anche oggi, è il ‘Rounders’, nel quale un giocatore deve coprire un percorso delimitato da 4 pali per segnare un punto (rounders) dopo aver colpito la palla con una corta mazza che viene impugnata ad una mano sola. A ‘Rounders’ in Inghilterra si giocava già nel 1600, anche se le regole sono state pubblicate in Inghilterra nel 1829 e in America nel 1834.
Nei primi anni del 1700 appaiono in Inghilterra tracce inequivocabili dell’esistenza di un gioco chiamato ‘Baseball’. Thomas Wilson in un suo scritto lo disapprova completamente. Nel 1744 John Newbry pubblica un libro chiamato A little pocket book e che contiene una poesia che inneggia a questo gioco. Il volume stampato nella Madre Patria arriva nelle Colonie d’America nel 1762. Nel 1748 anche il Principe di Galles Frederick accorda la propria preferenza al gioco.
Il baseball sbarca sul Continente nel 1810. In Francia viene pubblicato Les yeux des jeunes garçons, che contiene le regole per un gioco da praticarsi con mazze e palline e che prevede la corsa sulle basi.
Nel 1818 una citazione per il baseball appare addirittura nel libro di Jane Austen Northanger Abbey. Pubblicato postumo, il romanzo è stato scritto in realtà nel 1798.
La prima partita disputata nel Continente Americano si sarebbe svolta in Canada, precisamente a Beachville (Ontario) nel 1838. E’ quanto sostengono gli storici canadesi e l’ipotesi per forza di cose non è particolarmente sostenuta dai loro colleghi statunitensi.
Chiunque negli Stati Uniti è convinto che il baseball sia stato inventato da Abner Doubleday (che sarebbe successivamente diventato un eroe nelle guerre contro il Messico e gli Indiani Seminoles) nel 1839 a Cooperstown (New York), città non a caso sede della ‘Hall of Fame’ del baseball americano. A Doubleday sono riconosciute la primogenitura del ‘diamante’, l’invenzione dei ruoli e delle regole.
L’ipotesi è accettata fin dai primi anni del ‘900 sulla base di una ricerca condotta da Al Spalding (leggendario produttore di articoli sportivi e giocatore professionista). Il dubbio è che quella di Spalding non sia una ricerca della verità, ma della “storia perfetta” (un eroe di guerra che inventa il gioco in una città abitata solo da persone nate negli Stati Uniti), con lo scopo di dimostrare che il baseball è in effetti “figlio dell’America”. Doubleday, morto nel 1893, non ha purtroppo mai potuto confermare né smentire il proprio ruolo nella storia del baseball.

Le regole del gioco vengono comunque pubblicate solo nel 1845 a Manhattan dal padre riconosciuto del baseball moderno: Alexander Cartwright. Il manuale prevede 4 basi distanziate tra loro di 90 piedi e regolamenta i concetti di ‘foul ball’, inning e out. Il battitore è detto ‘striker’ e i punti sono chiamati ‘aces’. Il baseball di Cartwright, applicato da una squadra chiamata Knickerbockers, non prevede un arbitro che chiami lo ‘strike’ o il ‘ball’ e decreta l’out anche se la palla è colta dal difensore al primo rimbalzo.
Le regole vengono corrette negli anni successivi. Nel 1857 nascono le partite di 9 inning e un anno dopo l’arbitro inizia a chiamare ‘strike’ e ‘ball’. Nel 1858 nasce la ‘National Association of Baseball Players’, di fatto la prima lega della storia.
Durante la Guerra Civile (1861-1865) il baseball si diffonde enormemente e al termine del conflitto si contano non meno di 100 squadre. In quegli anni cade in disuso la regola che decreta l’eliminazione sulla palla raccolta al primo rimbalzo.
Nel 1869 nascono i Cincinnati Red Stockings, la prima squadra professionistica di baseball. Sono anni nei quali il potere dei giocatori è enorme. Sono loro a gestire i campionati e a dettare le regole.
Nel 1875 si impone però il concetto di ‘Club’. Nasce la National League, che come primo atto decide di proibire il gioco del baseball professionistico a chi non è bianco.
La neo nata lega trova dei concorrenti. Nel 1881 nasce l’American Association (chiuderà 10 anni dopo), i cui Campioni affrontano a fine stagione i Vincitori della National League. Si sta facendo strada l’idea delle odierne ‘World Series’.
Durano invece un solo anno le concorrenti Union Association e Players League.
Nel frattempo il baseball sbarca in Estremo Oriente. La prima partita disputata in Giappone data 1873 e l’organizzazione professionistica del Sol Levante vede la luce nel 1930. Le prime Japan Series si giocano comunque solo nel 1950 e le vincono i Manichi Orions.
A Taiwan i coloni giapponesi introducono il gioco bel 1895 e un’organizzazione nel 1920.
 Sulle ceneri della Western League, una lega minore nata nel 1893, vede la luce nel 1900 l’American League, che nel 1901 assume lo status di Lega Maggiore e nel 1903 raggiunge un accordo con la National League per disputare le prime World Series.
I primi anni del nuovo secolo sono conosciuti come Dead Ball Era, sia per il dominio dei lanciatori sui battitori (è l’epoca di Cy Young, il più celebre dei lanciatori), che per il fatto che il costo sproporzionato di una pallina (3 dollari) induce le squadre ad acquistarne pochissime. Non sono in effetti rari i casi di gare iniziate e finite con la stessa pallina in campo.
Trai battitori qualcuno riesce comunque a primeggiare: è il caso del leggendario Ty Cobb, l’uomo che introdusse la scivolata nel baseball e fu capace di chiudere la carriera con l’impressionante media vita di .366.
Sono anni di grande fermento in America e nel mondo. Nel 1904 il baseball fa la sua prima apparizione in un’Olimpiade a St. Louis.


Nel frattempo  (1906)il baseball sbarca in Corea, dove non vedrà per altro la luce un’organizzazione professionistica fino al 1982.
Un’epoca finisce improvvisamente nel 1919 per una drammatica serie di eventi.
Il primo è il celebre scandalo di Chicago. A causa delle scommesse, 8 giocatori dei White Sox (ribattezzati Black Sox in senso spregiativo), trai quali la stella ‘Shoeless’ Joe Jackson, vengono squalificati a vita.
Le leghe decidono d’urgenza di impedire che i lanciatori possano ‘lavorare’ (lo facevano con saliva o grasso) la pallina in seguito al dramma di Ray Chapman, che muore in ospedale 2 giorni dopo essere stato colpito alla tempia da un lancio di Carl Mays. Il drammatico incidente è l’amara conferma del fatto che la spasmodica ricerca di traiettorie particolari impedisce ai pitcher di controllare i loro lanci. Gli arbitri sono invitati a cambiare spesso la palla della partita.
E’ l’epoca di Babe Ruth, l’uomo checrea il mito del battitore di potenza. ‘The Babe’ si rivela come grande lanciatore a Boston ma allo stesso tempo è anche il detentore del record di fuoricampo (11). Dopo il cambio delle regole realizza un’impressionante escalation: 29 fuoricampo nel suo ultimo anno a Boston (1919), 54 l’anno dopo a New York, 59 nel 1921 fino ad arrivare ai 60 del 1927, record che resisterà per oltre 30 anni. Ruth chiude la carriera con 714 fuoricampo.
Nel 1920 nascono le cosiddette Negro Leagues, una prima risposta al divieto per chi non è bianco di giocare baseball professionistico. Nel 1947 l’epoca delle Negro Leagues termina quando Jackie Robinson approda alla National League e Larry Doby gioca nell’American League.
Il baseball organizzato è ormai diffuso in 4 dei 5 continenti. Nel 1922 debutta infatti una lega in Olanda (vincitori del primo campionato gli Amsterdam Quicks) e nel 1934 nasce il campionato d’Australia, paese nel quale le prime partite di baseball risalgono comunque agli ultimi anni del secolo precedente.
Nel 1938 nascel’International Baseball Federation (IBF), la Federazione Mondiale. Fin da subito il nuovo organismo, che i professionisti degli Stati Uniti interpretano come una risposta dell’America Latina alla loro organizzazione, si propone di organizzare un Mondiale. La prima versione è di fatto una sfida tra Inghilterra e Stati Uniti, che i britannici sorprendentemente vincono.Il primo vero Mondiale, con la partecipazione di 9 squadre, si gioca comunque nel 1939. Cuba, paese organizzatore, inizia la sua lunga serie di vittorie.

Negli Stati Uniti le leghe professionistiche passano anni difficili durante la Seconda Guerra Mondiale. Il campionato non viene mai sospeso, ma parecchi dei migliori giocatori sono costretti a lasciare le rispettive squadre per servire la Patria. Di quegli anni è però un primato che resiste ancora oggi. Nel 1941 la stella dei Boston Red Sox Ted Williams chiude la stagione con una media battuta superiore a .400.
Il 1947 segna invece l’inizio del rapporto tra il baseball e la televisione. Quelle giocate a New York tra gli Yankees e i Brroklyn Dodgers sono le prime “World Series” ad approdare sul piccolo schermo.
Dopo la Guerra si inizia a giocare anche in Italia. Nel 1948 5 squadre disputano il primo Campionato, vinto dalla Libertas Bologna.
Dopo essersi organizzato a livello Mondiale, per il baseball è ormai il momento di darsi una struttura anche in Europa. Vede così la luce nel 1953 a Parigi la Confederation Europeenne de Baseball (CEB), la prima Federazione Europea.

Gli anni ‘50 segnano una  svolta epocale anche in America. Nel 1958 2 delle storiche squadre dell’area di New York (i Giants e i Dodgers) si spostano in California, rispettivamente a San Francisco e Los Angeles.
Il decennio successivo inizia con la celebre vicenda di Roger Maris, che nel 1961 infrange il record dei 60 fuoricampo di Babe Ruth battendone 61. La stagione  prevede più partite di quella del 1927 e il primato di Maris viene osteggiato da una nazione intera. Il record verrà riconosciuto solo dopo la morte del giocatore.
Il 1966 stabilisce una nuova pietra miliare nella storia del baseball. Grazie all’impegno di superstar come Sandy Koufax nasce la ‘Player Association’, il Sindacato dei giocatori di baseball.
Sono anni particolari. Il dominio dei lanciatori rende poco interessanti le partite. Nel 1968 a Yastrzemsky basta una media di .301 per essere il miglior battitore della stagione. Nello stesso anno Mc Lain vince il numero record di 31 partite. Le Leghe decidono di abbassare il monte di lancio e di ridurre l’area dello strike.
Nel 1973 l’American League fa un passo fondamentale nella lotta allo strapotere dei lanciatori e introduce la regola del ‘Battitore Designato’.
Nel 1974 crolla un primato storico. Hank Aaron batte il fuoricampo numero 715 della sua carriera, superando il record di Babe Ruth.
Il 1975 segna un’altra svolta epocale nella storia del baseball professionistico. Andy Messersmith e Dave Mc Nally giocanoun intero campionatosenza contratto e a fine stagione si dichiarano ‘Free Agents’. E’ il primo passo verso l’abolizione del vincolo e l’introduzione dell’arbitrato sui salari. Il potere dei giocatori torna ai livelli della fine del 1800.
Non sarà una svolta indolore. I rapporti tesi tra società e atleti portano a ben 2 scioperi (1981 e 1994) il secondo dei quali provoca addirittura la cancellazione delle World Series dopo 90 anni.
Per risollevare la popolarità del ‘Vecchio Gioco’ servono i muscoli, precisamente quelli di Mark Mc Gwire, che nel 1998 infrange il record di Roger Maris battendo 70 fuoricampo.
Sembra un limite invalicabile, invece dura solo 3 anni. Nel 2001 il primato viene portato a 73 fuoricampo da Barry Bonds.
Il baseball è tornato il passatempo preferito degli Americani, tanto che sia le Grandi Leghe che le Minor Leagues polverizzano i record di presenze allo stadio

 

Date storiche


1870, il 14 giugno i Cincinnati Red Stockings vengono sconfitti dagli Atlantics di Brooklin, interrompendo così una striscia di 84 vittorie consecutive!
1871, nasce la prima lega professionistica americana, denominata National League.
1872, il 15 giugno Tom Barlow diventa il primo giocatore nella storia a mettere una battuta valida con un “bunt”.
1881, nasce l’American Association, ed inizia la lunga sfida alla National League.
1884, Moses Fleetwood Walker diventa il primo uomo di colore a giocare su di un campo da baseball;
1892, il lanciatore di Cleveland Cy Young vince 36 partite in stagione con una media PGL di 1,93.
1899, la squadra degli Spiders finisce la stagione regolare con il peggior record di tutti i tempi, 20-134, con ben 84 partite di distacco dai vincitori di Division di Brooklin!
1906, i Chicago Cubs del manager Frank Chance stabiliscono il record assoluto di vittorie in stagione regolare con 116 vittorie e 36 sconfitte, perderanno in seguito le World Series contro i “cugini” dei White Sox.
1907, esplode la stella di Ty Cobb, uno dei giocatori più bravi ed “odiati” della storia; al suo primo anno con la maglia di Detroit batte .350 con 49 basi rubate.
1916, inizia l’era del più grande giocatore di tutti i tempi, Babe Ruth (il “bambino”), con la maglia dei Boston Red Sox.
1919, alcuni giocatori dei Chicago White Sox vengono squalificati a vita con l’accusa di aver venduto le partite di finale contro i Cincinnati Reds, non si saprà mai la verità...
1920, Babe Ruth viene clamorosamente venduto agli Yankees, acerrimi rivali dei Boston Red Sox, dando inizio alla famosa “maledizione del bambino” che non permetterà più a Boston di vincere le World Series.
1923, apre il mitico “Yankee Stadium” nel Bronx, New York. Il 18 aprile, nella partita inaugurale, Babe Ruth batte un fuoricampo da 3 punti contro la sua ex squadra di Boston.
1931, viene assegnato per la prima volta il premio MVP, ed i primi ad aggiudicarselo sono Frank Frisch dei St.Louis Cardinals e Lefty Grove degli Oakland A’s.
1937, i tifosi degli Yankees hanno un nuovo eroe, Joe Di Maggio.
1941, Joe Di Maggio ottiene una striscia di 56 partite consecutive con almeno una valida, ma perde le prime pagine dei giornali molto presto a seguito dell’attacco giapponese a Pearl Harbour.
1943, la seconda guerra mondiale ferma il mondo ed il baseball.
1947, Jackie Robinson diventa il primo giocatore nero ad entrare in una squadra professionistica, i Brooklin Dodgers, con cui batte .297 e viene nominato “Rookie of the Year”.
1957, Giants e Dodgers lasciano la città di New York per trasferirsi in California, facendo nascere i S.Francisco Giants ed i Los Angeles Dodgers.
1961, Roger Maris batte 61 fuori campo in stagione; ci vorranno 37 anni per superarlo…
1962, nasce la seconda squadra di New York, i “Metropolitans (Mets)”, ma il loro primo campionato diventa un incubo, 120 sconfitte su 160 partite giocate!
1989, le città di San Francisco ed Oakland, durante una partita di finale disputata tra loro, vengono devastate da un violento terremoto; i giocatori in campo aiuteranno molte persone rimaste intrappolate sugli spalti.
1992, i Toronto Blue Jays diventano la prima squadra canadese a vincere il titolo.
1994, uno sciopero dei giocatori ferma il campionato dopo 112 gare disputate; la stagione sarà clamorosamente annullata, scatenando la protesta e la delusione dei tifosi. Al momento dello stop la squadra con il miglior record era Montreal (.649), guidata da Felipe Alou.
1997, nascono gli Arizona Diamondbacks del ricchissimo magnate Jerry Colangelo. La riforma dei calendari voluta dal “Commissioner” Bud Selig consente alle squadre di A.L. e N.L. di affrontarsi nella stagione regolare. L’esperimento avrà successo e sarà ripetuto negli anni a venire.
1998, Mark McGwire dei St.Louis Cardinals diventa il primo giocatore nella storia a battere 70 HR in una stagione, disputando una memorabile sfida a suon di fuori campo con Sammy Sosa dei Chicago Cubs.
2000, per la terza volta consecutiva il titolo va agli Yankees che battono i Mets nel derby di New York, le cosiddette “Subway Series”.
2001, Barry Bonds dei S.Francisco Giants batte il record di fuori campo ad appena tre anni di distanza da McGwire, spedendo oltre le recinzioni ben 73 palline!
Seattle ottiene in stagione regolare 116 vittorie e 46 sconfitte, pareggiando il record di vittorie dei Chicago Cubs del 1906 e battendo il record dei New York Yankees, per quanto riguarda l’American League, ottenuto nel 1998 con 114 vittorie. Arizona, dopo appena quattro anni di vita, diventa campione del mondo battendo i New York Yankees in una delle finali più belle della storia del baseball.
2002, il mancato accordo sui tetti salariali minaccia un’altra cancellazione del campionato a stagione in corso; fortunatamente questa volta viene trovata un’intesa. Anaheim diventa per la prima volta campione del mondo, prima squadra a riuscirci partendo dalla “wild card”. A soli 33 anni si spegne tragicamente la carriera di Darryl Kile, grandissimo lanciatore dei St.Louis Cardinals.
2004, perfect game del quarantaduenne Randy Johnson degli Arizona Diamondbacks, i Boston Red Sox spezzano la maledizione del bambino durata 86 lunghi anni dopo una storica rimonta nelle semifinali ai danni degli arcinemici Yankees (da 3-0 a 3-4gare vinte).
2007, Barry Bonds, campione indiscusso (ma discusso per doping) dei San Francisco Giants, batte in tutta la stagione 28 fuoricampo superando di sette lunghezze il record assoluto del grande Hank Aaron.

 

Il Baseball

108. Chiedete a un ragazzino americano cosa gli fa venire in mente questo numero, 108. Ci sono 108 cuciture in una palla da baseball. Lo sanno anche gli stones, in America. E dategliela in mano questa palla con le sue 108 cuciture, al ragazzino americano, e ditegli di lanciarla. Il ragazzino la prende con tre dita ­ pollice, indice e medio ­ e la tira così. Non con tutta la mano, solo i ragazzini stranieri appena arrivati in America lanciano una palla con tutte le dita. Gli americani pensano che la loro giovane cultura abbia prodotto tre cose imbattibili: la costituzione, il jazz, e il baseball. "Vedo cose straordinarie nel baseball. È il nostro sport, lo sport americano. Fa uscire la gente di casa, le riempie i polmoni, dà alla gente un nuovo eroismo fisico. Ci solleva dalle nostre nevrosi. Ripara i nostri guai, ed è una benedizione". Questo era Walt Whitman, poeta, americano. Per noi ignoranti, quello di "O capitano, mio capitano", i versi dell'"Attimo fuggente" con Robin Williams.
C'è questo grande romanzo, si chiama "Underworld". Molti dicono che sia il più grande romanzo americano. Lo ha scritto uno che si chiama Don DeLillo, uno bravo. Tutto il primo capitolo è il racconto formidabile e tesissimo della partita tra New York Giants e Brooklyn Dodgers. Un derby. Adesso non ci sono più, nessuna delle due squadre. O meglio. In America succede questa cosa, impensabile a noialtri quaggiù, che le squadre cambiano città. Lo fanno per motivi economici, perché c'è una città dove verrebbero più tifosi allo stadio, dove ci sarebbero maggiori investimenti, cose così. Nel 1957 non c'erano squadre forti in California e ce n'erano troppe a New York, la capitale del baseball. In un anno solo Giants e Dodgers se ne andarono a San Francisco e Los Angeles, nuovi stadi moderni, nuove folle, nuovi soldi, nuova geografia del baseball. A New York restarono gli Yankees, e una nuova seconda squadra, i Mets, arrivò cinque anni dopo: da allora sono i cugini poveri ma hanno vinto un campionato e l'anno scorso sono arrivati a giocare le finali contro i rivali cittadini, perdendo. Le chiamano le Subway Series, le partite della metropolitana, perché per le trasferte dallo stadio di una squadra a quello dell'altra basta una linea della metropolitana.
Comunque, quando le due squadre abbandonarono New York ci fu una mezza insurrezione, soprattutto a Brooklyn dove i Dodgers erano un'istituzione. L'allora proprietario della squadra Walter O'Malley, responsabile del trasloco, divenne uno degli uomini più proverbialmente odiati della storia di New York. Ma nel 1951 le tre squadre erano ancora tutte là, i tre stadi nel giro di pochi chilometri. Gli Yankees avevano vinto la loro lega e Dodgers e Giants dovevano giocarsi l'altro posto per le finali. Una questione cittadina. E la partita finale di quello spareggio bloccò la città. Jackie Robinson, il primo nero ad aver giocato nella Major League fece entrare un punto. Poi i Giants pareggiarono, ma i Dodgers arrivarono a condurre quattro uno all'ultimo inning.
Già, e che diavolo è un inning? E come si fa ad appassionarsi a uno sport così complicato? Noi italiani non capiamo le regole, si dice spesso. Certo, come no. Infatti Joe Di Maggio non le capiva molto bene. E nemmeno Joe Torre, Lou Piniella, Bobby Valentine e Tony LaRussa, i quattro allenatori delle quattro semifinaliste dell'anno scorso. E nemmeno Rudolph Giuliani, il sindaco di New York che si vanta di aver visto tutte le partite degli Yankees da quando era bambino. E via così, italiani su italiani che hanno fatto la storia del baseball. Quindi ce la possiamo fare anche noi. Ci sono nove tempi ­ innings ­ in una partita di baseball e ciascuno è diviso in due parti, in cui una squadra va in attacco e l'altra in difesa. Chi è in attacco deve cercare di battere la palla che il lanciatore avversario gli tira addosso, e fare di corsa il giro del campo per fare un punto. Se batte un fuoricampo, il punto è fatto. Se batte un fuoricampo con un suo compagno che ha raggiunto già una posizione in campo (una delle "basi"), sono due punti. Se i compagni in campo sono tre ­ il massimo ­ si chiama Grand Slam, quattro punti, il sommo colpo del baseball, un'apoteosi, che non lo vedi spesso per niente.
Quindi se all'ultimo inning stai di sotto 4 a 1, sei nei guai. E i Giants erano nei guai neri, la partita data per finita quando Bobby Thomson va a battere. Ma il baseball è lo sport in cui non è mai finita, in cui chiunque ha sempre un'occasione, come in America. "Non è un bel lancio da battere, alto e interno, ma Thomson ruota su se stesso e colpisce la palla con un colpo fortissimo dall'alto in basso e tutti, trutti, stanno a guardare". Questo è DeLillo che racconta. Quel giorno, quel momento restò leggendario per i newyorkesi. Thomson fece un Grand Slam per il rotto della cuffia e i Giants ribaltarono il risultato nel modo più spettacolare. "Tutti si ricordano dov'erano quando Bobby Thomson fece quel fuoricampo".
Una cosa simile è capitata di nuovo il mese scorso, nella quarta partita delle finali tra gli Yankees e gli Arizona Diamondbacks. Sotto per tre a uno, davanti ai 56 mila dello Yankee Stadium, la squadra di casa ha infilato due fuoricampo al nono inning e al secondo supplementare e ha ribaltato una partita decisiva. È venuto giù lo stadio, e la città. Si fa per dire, che lo Yankee Stadium non farà la fine dei suoi storici predecessori cittadini, demoliti cinquant'anni fa. È un mito sportivo, si trova nel Bronx proprio di là dell'Hudson e venne costruito nel 1923 per un semplice motivo, che cominciava con "Babe" e finiva con "Ruth". Il più grande giocatore della storia del baseball, che portò alla partita talmente tanta gente da convincere i proprietari della squadra a edificare uno stadio nuovo.
Di recente un giornalista del Chicago Tribune ha stilato una lista delle cose che hanno reso grande la cultura americana, a proposito di scontro di civiltà eccetera. Una trentina di momenti storici, capolavori, successi, eventi, opere. Tra questi, due riguardano il baseball. Uno è il discorso d'addio di Lou Gehrig, il più grande prima base della storia, anche lui uno Yankee, soprannominato "cavallo d'acciaio" perché gioco una serie interminabile di partite consecutive senza venir fermato mai da niente, né un acciacco, né una stanchezza, per 14 anni filati. Lo fermò la sclerosi laterale amiotrofica, malattia da allora nota come morbo di Gehrig, che lo uccise a 38 anni. Lasciò il baseball con una cerimonia commovente allo Yankee Stadium: "Sapete che sto avendo un brutto periodo. Ma lasciate che vi dica che con questi compagni, questi fans, e questa famiglia, io mi ritengo l'uomo più fortunato del mondo".
L'altra citazione è per il fuoricampo di Robert Redford che conclude "Il migliore", uno dei due miglior film di baseball. L'altro ­ "L'idolo delle folle" ­ racconta la storia di Gehrig, interpretato da Gary Cooper. Il discorso d'apertura di un altro film, più debole, che si chiama "Bull Durham" è invece questo: "Io credo nella religione del baseball. Ho provato tutte le fedi maggiori e molte delle minori. Ho creduto in Buddah, Allah, Brama, Visnù, Shiva, negli alberi, nei funghi e in Isadora Duncan. Le ho provate tutte, davvero, e la sola fede che davvero nutre l'anima, giorno dopo giorno, è quella nel baseball".
Nel 2001 il campionato èfinito a novembre invece che a ottobre, per la prima volta nella storia. Tutto per colpa di Bin Laden. Nei giorni dopo la strage di New York il campionato si fermò e il calendario slittò di una settimana. Così Derek Jeter, che è stato il primo uomo a battere un fuoricampo a novembre, quattro minuti dopo la mezzanotte del primo del mese, è stato ribattezzato mister November (Reggie Jackson, un giocatore che dava il meglio di sé nelle finali era noto come mr. October). La partita era quella in cui il presidente Bush ha voluto sfidare il rischio attentati e andare a lanciare la simbolica palla inaugurale, sotto il pennone su cui sventolava la bandiera lacera a stelle e strisce recuperata tra le macerie delle twin towers. Tempi cambiati, nel 1969 allo Shea Stadium dei Mets si era deciso di tenere la bandiera a mezz'asta, tanto era diffusa la contestazione alla guerra in Vietnam. All'ultimo momento fu issata al suo posto per la protesta di un gruppo di veterani feriti in guerra, ma al reverendo Billy Graham fu sottratto il previsto lancio inaugurale per il suo sostegno dichiarato al presidente Nixon.
Così è andata la storia degli Stati Uniti, passata tutta per i campi da baseball, i "diamanti". Questo è Donald Hall, scrittore: "Sapete quando volate in aereo da una costa all'altra, e guardate giù e vedete tutti quei piccoli diamanti dappertutto? Beh, ogni volta che ne vedo uno, il mio cuore è là. E so che laggiù ­ non riesco a vedere le case e quasi nemmeno le strade ­ qualcuno sta giocando al gioco che tutti noi amiamo".
108. Le 108 cuciture, e le statistiche infinite e i record, e i cappellini, e le figurine, e gli eroi: l'epica e la mistica del baseball sono sopravvissute all'attacco di basket e football, sport più televisivi, più fisici, più moderni. È una fede, appunto. "La gente mi chiede cosa faccio d'inverno, quando il campionato è fermo", disse una volta, ottant'anni fa, Rogers Horsnby dei Saint Louis Cardinals. "Beh, ve lo dico, cosa faccio: guardo fuori dalla finestra e aspetto la primavera".